A che serve pregare?

Pubblicato giorno 16 ottobre 2016 - Catechesi, Commento Parola, Commento Parola, In home page, Liturgia

 Commento alla Liturgia della Parola

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La liturgia della Parola di questa domenica ci invita ad avere fiducia nella preghiera.

La prima lettura, dal Libro dell’Esodo, ci narra della battaglia che i discendenti di Amalèk muovono contro il popolo d’Israele nel deserto. Mosè ordina a Giosuè di organizzare la difesa mentre egli sale sul monte a pregare assieme ad Aronne e a Cur. È una scena molto significativa! Quando Mosè tiene le braccia alzate Israele ha la meglio, viceversa soccombe. Aronne e Cur si ingegnano di farlo sedere e di tenere le sue braccia alzate tenendolo per le mani.

È quando preghiamo, soprattutto se lo facciamo assieme, che riusciamo a sconfiggere il male, prima di tutto quello che è dentro ognuno di noi e che fa emergere, prepotentemente, il nostro egoismo.

Nel Vangelo Gesù racconta la parabola del giudice disonesto e della vedova per farci comprendere quanto importante sia pregare.

Il brano inizia così: «In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai».

In realtà l’ultimo verbo che qui viene tradotto con “stancarsi” è enkakèin che potrebbe essere tradotto con “incattivirsi” visto che kakía si traduce con “cattiveria”.

Se non preghiamo ci incattiviamo. Se non sintonizziamo il nostro cuore sulla stessa frequenza vibrante del cuore del Padre, diventiamo cattivi e sempre più egoisti. Se non abbiamo il coraggio di vedere il mondo e gli altri con gli occhi di Dio, guarderemo sempre il nostro ombelico ripiegandoci su noi stessi e alzando muri di divisioni e di odio. Se non preghiamo, la fiamma della nostra fede si affievolisce sempre di più fino a spegnersi definitivamente.

La preghiera è fondamentale! La preghiera non è un optional! La preghiera è vita! La preghiera cambia la vita!

Ma cosa intendiamo per preghiera?

Nella storia della chiesa sono tanti i maestri di preghiera che, sulla scia del Maestro il quale si alzava di notte per pregare, ci hanno lasciato esempi e metodi di vita ascetica esemplari. Agostino, Antonio abate, Benedetto da Norcia, Ignazio di Loyola, Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Teresina di Gesù Bambino, Teresa di Calcutta, per ricordarne alcuni.

Pregare è entrare in comunione con Dio. È elevare lo spirito in alto per vedere il mondo, le persone e le situazioni con gli stessi Suoi occhi. È amare perché ci si percepisce amati all’infinito e gratuitamente da Lui. È nutrirsi e respirare della vita divina che ci è donata attraverso lo Spirito Santo. È assumere l’atteggiamento di un bimbo in braccio alla sua mamma (Sal 130). È poggiare il nostro capo sul petto di Gesù per sentirne i battiti di quell’amore donativo, sorgente zampillante ed inesauribile per l’umanità di tutti i tempi. È sentire battere forte il cuore come quando si attende l’amata\o e, una volta incontrata\o, irrompe la gioia e la consolazione (Sal 41).
Non è solo recitare, dunque, delle formule mnemoniche come la maggior parte delle persone pensano. Si possono sciorinare interminabili rosari e non pregare affatto.

La preghiera è uno stile di vita ed è necessario imparare a pregare.
Essa ha tre caratteristiche importanti: la preghiera di lode, di ringraziamento e di richiesta. Il più delle volte pensiamo che pregare significhi solamente chiedere qualcosa a Dio riducendo, così, il vero senso della preghiera stessa. Così facendo, riduciamo Dio ad un distributore automatico di grazie e miracoli quando Egli, invece, è Padre-Madre che desidera comunicarci il Suo amore (lo Spirito Santo) attraverso Gesù, Suo unico Figlio. Solo la preghiera autentica realizza ciò perché essa è lo strumento privilegiato attraverso il quale apriamo il nostro cuore a questo amore che è continuo e non cessa mai.

La preghiera, dunque, non serve a Dio ma a noi. Dio è già onnipotente e non ha bisogno della nostra preghiera e dei nostri sacrifici. Siamo noi che ne abbiamo bisogno “per non incattivirci”, appunto!

La vedova della parabola rappresenta Gerusalemme e il popolo di Dio (cf. Isaia, Geremia, etc.) che hanno sete di giustizia. Giustizia, non vendetta. Sete di ciò che è giusto agli occhi di Dio, non ai nostri miopismi. Solo attraverso la preghiera, allora, possiamo anche noi comprendere ciò che è giusto agli occhi di Dio e, se glielo chiediamo, egli ci esaudirà prontamente.

Auguro a tutti voi di fare esperienza della preghiera autentica. Non la lascerete mai. Garantito! Scoprirete quanto la vostra fede può crescere e maturare come mai avreste immaginato. Ecco perché Gesù conclude con questa terribile domanda: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

BUONA DOMENICA A TUTTI!