Dio ci guarda dal basso verso l’alto

Pubblicato giorno 30 ottobre 2016 - Catechesi, Commento Parola, Commento Parola, In home page, Liturgia, Senza categoria

 Commento alla Liturgia della Parola

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La liturgia della parola di oggi ci aiuta a comprendere come Dio ci vede.

Il brano dal libro della Sapienza loda il Signore Onnipotente, amante della vita. Egli ama tutte le sue creature che, altrimenti, non potrebbero esistere: «Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato».
Soprattutto ama l’uomo, creato a sua immagine e somiglianza: «Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento».
È davvero sconcertante questa Parola! Dio chiude gli occhi sul nostro peccato?
Egli è il Padre. È il Genitore.
Ogni vero genitore vede nel figlio le cose belle a discapito delle fragilità e degli aspetti negativi. Certamente ne è consapevole delle criticità, ma, siccome lo ama, vede la bellezza.
Dio, il quale è il sommo Genitore, ci vede puri. Vede la bellezza che è in noi. A differenza nostra che ci soffermiamo sugli aspetti negativi. Come quando macchiamo la camicia, quella macchia ci è sempre sotto gli occhi e ci dimentichiamo della bellezza di quell’indumento, anche se è il più bello tra quelli che possediamo. Di noi stessi, ma soprattutto degli altri, evidenziamo le negatività. Ma, Dio no. Conosce le nostre debolezze e, sperando in un nostro pentimento, guarda a tutta la totalità e bellezza di noi suoi figli.

Nel Vangelo incontriamo un personaggio particolare. Un uomo inquieto di nome Zaccheo.
L’origine del nome è aramaico (Zakkai) e si traduce “puro”. Ma è un ricco capo di quei ladri autorizzati che erano i pubblicani, odiati da tutti i giudei. Vale quanto detto sopra su come Dio ci vede, a differenza di quanto noi evidenziamo, in noi stessi o negli altri.
Zaccheo, dicevamo, è un uomo inquieto. Vuole vedere (letteralmente dal testo greco) Gesù chi è. Vuole scoprire il volto di questo Gesù, cerca il volto di Dio. Di questo Dio fatto uomo che attraversa la sua città, la sua vita. Ha questo ardente desiderio, ma la folla e la sua piccola statura glielo impediscono. Non si arrende, però. Corre avanti e si arrampica sul frondoso sicomoro, per non essere visto.
Gesù, però, sa che è lì. Sa che vive questo desiderio ardente di conoscere il suo “Volto”. Si ferma e alza gli occhi verso quest’uomo interiormente alla ricerca della vera felicità.
Dio non ci guarda dall’alto in basso, ma al contrario. L’amore di questo Padre è talmente grande che si umilia affinché anche noi sappiamo altrettante per entrare in relazione con Lui: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». A Gesù non interessa il giudizio degli altri, ma la salvezza della nostra vita.

E questa salvezza entra prorompente nella vita di Zaccheo.
Dentro di lui talmente tanto grande è la gioia di aver trovato il Tutto della sua vita che ogni altra cosa è oscurata. Da ricco si fa povero. Dichiara di distribuire la metà dei suoi beni ai poveri e a chi ha frodato il 400% (la Legge imponeva che venisse restituito il 100% più, a titolo di risarcimento, il 20%).

Due considerazioni per la nostra vita:

  • Se abbiamo nel cuore questa stessa inquietudine, non soffochiamola. Con coraggio, muoviamoci in avanti e saliamo sui tanti sicomori che abbiamo a disposizione: un’Eucarestia celebrata bene; un’adorazione eucaristica; una catechesi; etc.).
  • Facciamo attenzione a non essere di impedimento, come la folla, a chi ha il desiderio forte di vedere “Gesù chi è”. È facile, in questi casi, la tentazione di far emergere noi stessi piuttosto che porci affianco a chi è in ricerca.

BUONA SETTIMANA A TUTTI!!!