Ci sazieremo del tuo volto, Signore

Pubblicato giorno 6 novembre 2016 - Catechesi, Commento Parola, Commento Parola, In home page, Liturgia

  Commento alla Liturgia della Parola

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Novembre, si sa, è il mese dell’anno in cui, maggiormente e con mestizia, pensiamo ai nostri cari defunti. E chissà quante volte ci siamo posti degli interrogativi dinanzi alla morte, soprattutto quando questa ha colpito persone giovani o a noi particolarmente vicine.

La liturgia della Parola di questa domenica offre degli spunti interessanti alla nostra riflessione.

Il problema della morte l’uomo se l’è sempre posto da quando ha cominciato ad avere coscienza di sé. Ha tentato in molti modi, attraverso i miti, la filosofia e, oggi, attraverso la scienza, di trovare una soluzione o, quantomeno, una risposta.

Anche ai tempi di Gesù era viva una forte discussione teologica tra chi, come i Farisei, sosteneva la vita dopo la morte e chi no. Tra questi ultimi vi erano i Sadducei, classe sacerdotale potentissima e assoggettata al potere di Roma. I sommi sacerdoti Anna e Caifa ne facevano parte.
C’è da capire, però, su quale livello era improntata la discussione. In poche parole, che tipo di vita oltre la morte potrebbe esistere?
I Farisei, come anche buona parte degli Israeliti credenti, avevano l’idea di una vita migliorata oltre la morte. Che essa, cioè, sarebbe continuata come vita biologica senza i dolori e gli affanni del momento presente. Anche Marta, sorella di Lazzaro, credeva in questi termini: una sorta di rivificazione. I morti sarebbero ritornati a vivere nella stessa dimensione di prima.
Capiamo allora il senso della domanda che viene posta a Gesù, posto il caso dei sette mariti e della donna.

Gesù porta il discorso su un livello più alto: Dio è il Dio dei vivi e non dei morti. E giacché è il Dio delle persone e non dei luoghi, non potrebbe esistere se questi fossero svaniti nel nulla per sempre.

Si entra, dunque, a far parte della vita dell’Eterno in quanto figli della resurrezione e figli di Dio. È una dimensione totalmente altra che si fonda sulla stessa resurrezione di Gesù Cristo il quale, sceso nello Sh’ol (luogo dove i morti attendevano), porta tutti via con sé per farli entrare nella vita dell’Eterno. Alle donne che cercano Gesù alla tomba gli angeli dicono: «Perché cercate tra i morti (Sh’ol) colui che è vivo?» non c’è più nessuno qui, non solo Lui, nemmeno gli altri morti.

Credere, allora, nella resurrezione apre tutti noi ad una speranza che ci fa sentire partecipi a questa vita dell’Eterno, donataci dalla morte e resurrezione di Cristo. Non è un credere in una sorta di giustizia retributiva che si verificherà alla fine della vita, piuttosto uno sprone forte a vivere l’oggi come impegno a costruire la vita pienezza della vita che raggiungeremo dopo aver compiuto il nostro percorso terreno.

Il nostro Paradiso o, ahimè, il nostro Inferno li stiamo già edificando.

BUONA SETTIMANA A TUTTI!!!